Accattone
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Parigi, 9 maggio 2026. Accattone è molto più di un semplice esordio cinematográfico, rappresenta l’irruzione nel cinema italiano dello sguardo poetico, sacrale e scandaloso di Pier Paolo Pasolini. Presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il 31 agosto 1961, il film suscitò immediatamente polemiche e fascinazione, perché mostrava senza filtri il sottoproletariato romano, un’umanità marginale allora quasi assente dal cinema ufficiale. Ambientato nelle borgate di Roma, il film segue la vita di Vittorio detto “Accattone”, interpretato da Franco Citti, un piccolo sfruttatore di prostitute incapace di adattarsi al lavoro e alla morale borghese. Pasolini non giudica mai il protagonista: lo osserva con uno sguardo insieme realistico e tragico, trasformandolo quasi in una figura cristologica, un santo miserabile destinato alla rovina. Visivamente, il film unisce il neorealismo a una dimensione lirica e sacrale. Le periferie romane diventano luoghi metafisici, i volti popolari assumono la forza di icone religiose. Fondamentale è anche l’uso della musica di Johann Sebastian Bach, che crea un contrasto straordinario tra la miseria materiale dei personaggi e l’elevazione spirituale della messa in scena. Uno degli aspetti più rivoluzionari di Accattone è proprio la rappresentazione del sottoproletariato come ultimo spazio umano non ancora completamente colonizzato dalla società dei consumi. Pasolini vedeva in quelle vite marginali una forma arcaica di autenticità, destinata però a scomparire con l’avvento del benessere economico e dell’omologazione culturale. Sul piano filosofico, il film può essere letto come una riflessione sulla colpa, sul destino e sull’impossibilità della redenzione. Accattone tenta di cambiare vita per amore di Stella, ma il mondo non gli offre alcuna reale possibilità di salvezza. La sua tragedia nasce dal conflitto tra desiderio di purezza e incapacità di uscire dalla propria condizione sociale. Il finale è celebre, morendo dopo una fuga maldestra, Accattone pronuncia una frase quasi liberatoria — “Mo’ sto bene” — come se soltanto nella morte trovasse finalmente pace. In questo senso il film assume i toni di una vera passione laica, dove il degrado urbano sostituisce il Golgota evangelico. Con Accattone, Pasolini inaugura un cinema radicale, poetico e politico che influenzerà profondamente autori come Bernardo Bertolucci, Martin Scorsese e Abel Ferrara. Ancora oggi il film conserva una forza disturbante e visionaria rara nel cinema europeo del dopoguerra. Félix José Hernández.
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