Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco
Compartir en Facebook
Parigi, 7 maggio 2026. Il romanzo Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco si impone come una delle opere più intense e dolorosamente lucide della narrativa italiana contemporanea. Vincitore del Premio Campiello 2025, il libro non è soltanto una ricostruzione storica o biografica: è soprattutto una meditazione tragica sulla fragilità dell’essere umano, sull’impossibilità della salvezza e sul fallimento inevitabile di ogni tentativo di dominare il dolore. Attraverso le figure realmente esistite di Ferdinando Palasciano e di Olga Pavlova Vavilova, Wanda Marasco costruisce un romanzo che oscilla continuamente tra grandezza morale e rovina interiore. Palasciano, celebre per aver anticipato i principi della neutralità dei feriti in guerra — quasi un precursore ideale della futura Croce Rossa — appare qui non come un eroe monumentale, ma come un uomo consumato dalla propria tensione etica. Il suo desiderio di curare tutti, oltre le appartenenze e le guerre, entra in collisione con la realtà brutale del mondo e con la sua stessa incapacità di abitare serenamente la vita. Olga, dal canto suo, è una figura di straordinaria complessità. Non è soltanto la moglie devota o la compagna trágica, è il simbolo della dislocazione, dell’esilio interiore, della perdita progressiva di ogni appiglio. Nel romanzo, il loro amore non assume mai i contorni rassicuranti del sentimento romantico tradizionale; diventa piuttosto un legame febbrile, quasi malato, in cui ciascuno cerca nell’altro una forma impossibile di redenzione. Il titolo stesso, Di spalle a questo mondo, suggerisce una postura esistenziale radicale, vivere rivolti altrove, incapaci di aderire completamente alla realtà. I protagonisti sembrano infatti abitare una distanza continua dal mondo, come se la sensibilità estrema li rendesse inadatti alla concretezza della vita sociale. In questo senso, il romanzo dialoga profondamente con certa tradizione del tragico europeo, da Fëdor Dostoevskij a Thomas Bernhard, passando per la riflessione novecentesca sulla follia e sulla frattura dell’io. La scrittura di Wanda Marasco è uno degli elementi più potenti dell’opera. Non si limita a raccontare, scava, stratifica, lacera. La lingua è visionaria, a tratti quasi allucinata, ricca di densità poetica e di improvvise accensioni liriche. Questa prosa può risultare esigente, persino aspra, ma proprio tale difficoltà diventa parte integrante dell’esperienza del romanzo: il lettore non attraversa semplicemente una storia, ma entra in una materia emotiva tormentata. Sul piano filosofico, il libro affronta una questione essenziale; può la bontà salvare l’uomo? La risposta sembra essere tragicamente negativa. Palasciano incarna una tensione etica assoluta che però non conduce alla pace, bensì alla disintegrazione. Qui si potrebbe evocare Friedrich Nietzsche, l’eccesso di compassione rischia di trasformarsi in una forma di autodistruzione. Ma si avverte anche l’eco di Blaise Pascal, nella percezione dell’uomo come creatura sospesa tra miseria e grandezza. Il romanzo suggerisce inoltre che ogni esistenza custodisca un nucleo di irreparabilità. Non esiste guarigione definitiva, né nella medicina né nell’amore. La follia, la sofferenza, la solitudine non sono incidenti del percorso umano, ne costituiscono la sostanza più profonda. In questo senso, Di spalle a questo mondo è un’opera radicalmente anti-consolatoria. Non offre speranze facili, ma una verità emotiva durissima e, proprio per questo, autentica. Ciò che resta al termine della lettura è una sensazione di vertigine morale e di struggimento. Wanda Marasco non celebra i suoi personaggi: li espone nella loro nudità tragica, mostrando quanto sia difficile restare umani senza soccombere al peso della sensibilità. Ed è proprio questa tensione fra pietà e rovina a fare del romanzo una delle opere più profonde e inquietanti della narrativa italiana recente. Félix José Hernández
Compartir en Facebook