Kitty, il gatto tigre e altri racconti
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Parigi, 13 gennaio 2023. Il giorno di Natale, mia nipote Monica offrì a mia nipote Victoire e a me, un bellissimo libro scritto da Francesco Mattera, che lei illustrò magistralmente. Lo consiglio a tutti coloro che conservano in qualche angolo dell'Anima, ciò che resta della loro infanzia. “Questo libro nasce da una passione, quella che l'autore ardentemente nutre per il racconto, la narrazione; e, prima ancora, per il mondo che, in questa silloge di storie, è minutamente e certo affettuosamente descritto. Partiamo da qui, dall'attrazione che Francesco Mattera avverte per questo mondo - che poi è quello della nostra isola - e per la natura che lo connota e lo perfonde di grazia. Cià è peraltro immediatamente evidente e - corne si vedrà - testimoniato, dal suo cursus studiorum e dall'attività lavorativa svolta, sicché appaiono composte in felice sintesi aspirazioni ed esigenze della sua vita: quello che studia, egli ama; quello che ama, egli vive; quello che vive egli ci narra, con la dolce pacatezza di chi, attraverso la natura, si dispone a capire il senso stesso dell'esistere. Franco - cosi comunemente lo chiamano gli amici - ama totalmente la natura, in tutte le sue espressioni, ma segnatamente nelle erbe, nei fiori e nelle piante; e poi nei campi, nelle colline, nei paesaggi, e anche degli esseri viventi, insomma in tutto quel piccolo universo circoscritto dal mare, ma tuttavia "epitome del mondo", secondo la felice definizione che di Ischia diede il filosofo George Berkeley, assolutamente incantato di fronte a tanta e varia bellezza. Pullula, dunque, la natura in questo libro e, corne fiotto vitale, ne percorre ogni venula, ogni snodo o lacerto narrativo, ne colora i particolari, ne caratterizza fin le sfumature; in queste pagine fluisce la vita nella piena concordia dei suoi elementi costituenti, si svela in mille suoi aspetti, colti per indagine accorta e sapiente. E ha mille suoni questo piccolo universo, mille voci, mille colori: è un locus amoenus, dell'anima, prima e più ancora che del corpo. A questo punto si impone una riflessione sui tempi narrativi, a volte cosi ampi che potrebbero apparire dilatati: ma non è cosi, perché l'autore ascolta il suo ritmo interiore, lo asseconda e lo trascrive adattandolo aile proprie necessità diegetiche. Vero è pure che il Nostro ama la narrazione lenta e distesa, vigile e attenta al dettaglio talvolta rivelatore. Egli per primo sembra gustarsi, a sorso a sorso, lo scorrere dei vari fotogrammi della storia, gli avanzamenti temporali della vicenda e le varie microsequenze, ma ama altresi creare nel lettore il senso dell'attesa attraverso la costruzione di un iter narrativo dai forti riflessi psicologici; e cosi ottiene il suo scopo di avvincerlo e di mantenerlo nella giusta tensione fino al momento dello scioglimento dell'azione. E qui vien subito da pensare al racconto "Lo scorzone", dove l'adozione di un svolgimento narrativo marcatamente lento e il susseguirsi di piccole sequenze che addensano ulteriormente i margini d'attesa creano nel lettore una forte tensione emotiva, un'ansia di capire e di sapere. Ma l'autore indugia, infonde nella scrittura un senso di mistero, gioca sui tempi, quasi rimane anche lui in timida aspettazione, gioca quasi a uno scambio di ruoli con il lettore. Non un narratore onnisciente, dunque, quello cioè che ha già in mente tutta la storia nel suo più minuto svolgimento, ma un raccontatore che sembra scoprire, quasi stupito e trasognato, i lacerti della sua fabula giusto un po' prima del lettore. È questa una tecnica narrativa che Franco realizza per intuizione più che per scienza e che contribuisce a tener vivo e palpitante il racconto. Mi pare, inoltre, che meriti il giusto rilievo un aspetto non secondario di questôpera, quello pedagogico. Eautore, cosi sollecito e bravo nel recuperare ampi brani di memoria, intende testimoniare e trasmettere alle generazioni giovanili e a quelle future la carica di humanitas, e quindi di civiltà, propria di una realtà sociale sostanzialmente contadina, legata ai ritmi - prima ancora che ai valori - della terra; una realtà dove la parola era più importante della carta bollata, più definitiva di un documento notarile; dove la fatica era la quotidianità e l'onesto guadagno la più sacra delle aspirazioni. Certo Franco Mattera non ha alcuna intenzione di vestire i panni del laudator temporis acti e non guarda indietro con acritica, ma improduttiva, nostalgia; ha troppa esperienza delle cose della vita e sa ben tenere la rotta, resistendo alle malle e agli allettamenti di certe sirene; e se volge gli occhi al passato è solo per coglierne, sottolineandole, quelle positività delle quali non si puà fare a meno in una società sana, corretta, civile. Non altro, né oltre. A questo punto è lecito chiedersi cosa resti in noi lettori, dopo la lettura di questôpera, e quali impressioni essa possa provocare negli spiriti sensibili e amanti del mondo che vi è descritto: io direi che ci restano i profumi; e poi le immagini, quasi fotografiche; e la fede, nel senso più ampio del termine, dal sacro al profano; e la solida certezza di una natura - non sempre arnica - con la quale è necessario interagire. Ma soprattutto rimane impressa nel cuore la filosofia di una realtà e di una vita a misura d'uomo, dove l'esistenza, anche se non priva di durezze, non è uno sforzo o una lotta, ma quasi una vocazione da realizzare nel modo più consono alla propria personalità. È fuor di dubbio che l'autore voglia caricare (e salvare) nella sua personalissima arca, quella cioè della sua salvifica creatività e della sua vivida memoria, episodi, linguaggio, figure, paesaggi, usanze, miti e riti di un mondo che oggi è lontano da noi, se già ha necessità di essere ricordato. Francesco Mattera, dottore agrario, quasi religiosamente e trepidamente, ma non senza speranza, esegue la sua operazione evocativa; e ce la comunica, pacato e disteso, dolcemente affabulante. Corne una guida saggia e accorta, ci prende per mano e ci conduce nel mondo di una volta. A vivere una vera avventura dello spirito. » Pasquale Balestiere “Io sono un agronomo condotto!». Cosi si defini, scherzando ma non troppo, durante un convegno sull'agricoltura di Ischia alcuni anni fa. Parafrasando Georg Groddeck, padre della moderna psicosomatica, ha aggiunto: «Sono un naturalista selvaggio!». Francesco Mattera ha interessi variegati, complessi; una finissima e libera curiosità; non si sente allineato con il pensiero dei contemporanei, e si considera «eretico e visionario rispetto ai naturalisti d'avanguardia». È il manifesto di una vita vissuta intensamente, con l'occhio puntato in maniera quasi maniacale sull'isola dove vive. Dimensione affatto banale e circoscritta. Si spinge in profondità negli animi: scruta minuziosamente gli atteggiamenti e la giungla di culture e sentimenti che gli stanno intorno, li decifra e ricompone in modo realistico. Ha un amore totale e totalizzante per la propria terra, il mondo di contadini e braccianti, persone semplici della cui spontaneità si nutre, immagazzinando nella memoria quante più cose da restituire, poi, nei racconti. In questa «culla rassicurante nella quale adagiarsi e sentirsi protetto», da figlio di agricoltori e agricoltore egli stesso fin nelle ossa, Francesco Mattera affonda le radici di una scrittura che diventa, sapientemente, simile a un «raccolto». È la «conclusione plastica» di osservazioni, esperienze vissute, sorrisi, discorsi, strette di mano ed eventi di cui è stato testimone e parte in gioco. I protagonisti dei racconti sono personaggi veri, ed è corne se essi stessi narrassero di sé. «La cosa che sorprende - nota l'autore - è che, quando leggono le cose che ho scritto, i pensieri che ho immaginato fossero depositi nel loro cuore, si meravigliano, mi ringraziano, oppure si voltano di lato e fanno finta di niente, forse scandalizzati dalle mie incursioni nell’intimità » Allo scenario che scandisce questo esordio narrativo, seguirà un volume antologico rivolto alla flora, e un altro ancora dedicato alla vita quotidiana a ridosso della ruralità tradizionale. La costante è identica: tra animali e piante, luoghi e atmosfere, spiccano gli uomini e le donne che popolano le storie, e si muovono all'unisono lungo un privilegiato percorso emozionale. © Discover Italia editore Via Marina piccola, 1 Sorrento (NA) www.discover-italia.it infogdiscover-italia.it Impaginirione e g,rafica Anna Parlato Glana Progetto etlediting Ciw Cenatiempo ISBN: 9788894584844 Illustrazioni: Monica Hernandez monicahernandezj@gnzail.com Félix José Hernández.
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